La Salute del Bulldog Francese

    Il Bouledogue francese non presenta particolari problemi di salute. 

    Addirittura qualche esperto afferma che tra tutte le razze di tipo “Bull”, questa è una tra più sane e longeve. 

    Naturalmente però, occorre prestare particolare attenzione ad alcuni aspetti tipici della conformazione fisica della razza. 

    Avendo la canna nasale molto corta, il Boule potrebbe avere problemi di respirazione nei mesi particolarmente caldi. Quindi è assolutamente consigliato non esagerare con l’attività fisica in questi periodi (in particolare nelle ore più calde e sotto il sole). 

    Nei periodi caldi, quando uscite per una passeggiata o una gita, ricordatevi di portare una bottiglia d’acqua per permettergli di dissetarsi e per rinfrescargli il capo e il corpo con una veloce “doccia”. Evitate, altresì, di lasciare il cane in automobile. 

    Sarebbe da evitare con qualsiasi razza di cane, ma è estremamente pericoloso con un bouledogue per i motivi sopracitati. Il bouledogue, come tutti i cani, ha bisogno del suo spazio per crescere, correre e giocare. 

    Evitate però nei primi 12/18 mesi di vita le attività che sollecitano eccessivamente le articolazioni come esercizi che implicano salti. Evitate per quanto possibile di fargli fare le scale e cercate di non farlo saltare sul/dal letto o da divani e poltrone. 

    Tutto questo perché le sollecitazioni verticali possono aumentare la pressione sulla superficie delle cartilagini delle articolazioni, e conseguentemente creare un eccesso di secrezione del fluido articolare che danneggia la cartilagine intra-articolare, o comunque causa danni ai legamenti. Lo stress implica articolazioni gonfie e dolorose, con deformazione della posizione degli arti. 

    Nei casi più gravi, è necessario sottoporre il cane a interventi chirurgici. Anche quando il Bouledogue diventa adulto, sono comunque da evitare i salti in verticale (per esempio per fargli prendere una pallina dalla nostra mano che teniamo a mezz’aria). Questo perché la ricaduta al suolo, potrebbe portare a un’anormale compressione delle vertebre delle spina dorsale. 

    Questo tipo di incidente è potenzialmente estremamente pericoloso, quindi giochi simili sono assolutamente sconsigliati. Tutto quanto scritto sopra riguarda prettamente la salute del Bouledogue francese; mentre, qui di seguito verranno trattati alcuni dei problemi di salute più comuni che potrebbero affliggere i nostri amici a quattro zampe. 

    Ovviamente il consiglio sempre valido è quello di scegliere un buon veterinario, del quale si abbia fiducia, e fargli seguire il cane per tutta la sua vita. Solitamente è sufficiente portarlo in ambulatorio una o due volte all’anno, per i controlli di routine, come il prelievo per l’esame del sangue e per effettuare le vaccinazioni. 

    Nel caso il nostro amico presenti qualche problema, o comunque se ci accorgiamo di un cambiamento sospetto nelle sue abitudini, è bene farlo visitare dal veterinario.


    TRATTAMENTI CONTRO PULCI, ZECCHE E ALTRI PARASSITI

    • Zecche

      La zecca è un parassita insidioso, pericoloso sopratutto in estate e si può prendere in luoghi frequentati da molti animali o nei prati dove la vegetazione è alta e folta. Le zecche sono pericolose per il cane, ma anche per gli umani.


      I sintomi più comuni possono essere vomito, arrossamenti cutanei e, nei casi più gravi, sono il vettore per malattie molto serie. Per curare un cane colpito dalle zecche, occorre assolutamente portarlo dal veterinario.

    • Pulci

      Prendere le pulci per i nostri amici è piuttosto facile, il vettore può essere un altro cane, un parco che si frequenta spesso, una pensione per animali, addirittura l’ambulatorio di un veterinario. Potremmo essere noi stessi a portare a casa le uova sulla suola delle nostre scarpe.

      Le pulci trovano un ambiente favorevole alla loro proliferazione nella pelliccia del nostro cane e si nutrono del suo sangue. Sono causa di fastidiosi pruriti e brutte allergie cutanee.

      Per eliminarle esistono in commercio prodotti molto efficaci che vanno utilizzati sia sul cane che sui luoghi in cui il cane vive, in modo da debellare completamente il parassita e le eventuali uova.

    • Zanzare

      Esistono molti tipi di questi insetti e sono probabilmente i vettori di alcune tra le malattie più gravi. Le zanzare possono infatti trasmettere al cane le larve del parassita “dirofilaria immitis” che causa la filariosi cardiopolmonare. Queste larve col passare del tempo si spostano dal sangue sino a raggiungere il cuore, provocando danni spesso letali.

      Non esiste un vero e proprio vaccino per la filariosi, ma è possibile fare cure preventive che uccidono le larve del parassita. Per questo motivo è necessario portare il nostro amico dal veterinario nei mesi primaverili e pianificare assieme a lui la prevenzione migliore.

      Un altro pericolosissimo tipo di zanzare sono i cosiddetti “flebotomi”, piccoli insetti responsabili della trasmissione della leishmaniosi, una malattia gravissima, per la quale attualmente non esiste né un vaccino né un efficace metodo preventivo (al contrario di quanto avviene per la filariosi).

      Sebbene un vaccino contro la leishmaniosi sia in via di sperimentazione, da poco brevettato e attualmente in vendita in Brasile, questo non è ancora in commercio in Italia, per cui i consigli sempre validi rimangono quelli di proteggere i nostri amici dalle punture delle zanzare.

      Per evitare le punture, è bene non lasciare i nostri compagni dormire all’aperto e non portarli a passeggio nelle ore di maggiore attività dei flebotomi (intorno al tramonto e all’alba). Proteggete il cane tenendolo in casa con le finestre ben protette da zanzariere a rete molto fine (visto che questo particolare tipo di zanzare è di dimensioni molto ridotte).

      Le zone più a rischio sono quelle costiere, ma purtroppo la leishmania si diffonde pian piano anche verso l’interno della nostra penisola. I sintomi di questa grave malattia possono essere lesioni cutanee, scarso appetito e perdita di pelo generalizzata. Se si vive in una zona a rischio è bene sottoporre il nostro amico a uno specifico esame del sangue annuale, in autunno.

      Negli ultimi anni sono stati messi in commercio alcuni prodotti repellenti per contrastare i flebotomi. Citiamo a titolo di esempio: il collare “Scalibor”, le gocce spot-on “Advantix” e lo spray “Fly-Away”. Per ulteriori approfondimenti riguardo la leishmania rimandiamo al link a fondo pagina, dove troverete un intero sito dedicato a questo argomento.

    • Coccidiosi

      Malattia molto frequente nei cani. Parassitosi provocata da organismi unicellulari, protozoi che per l’appunto si chiamano Coccidi e che vivono e si riproducono nell’intestino dei fedeli amici dell’uomo. Rappresentano la causa più comune di malattia nei cuccioli e negli animali adulti con sistema immunitario compromesso.

      Colpisce anche i gatti. Negli animali domestici in questione troviamo solitamente coccidi del genere Isospora canis e Isospora ohioensis. Nell’arco dei 6 mesi il cucciolo sviluppa immunità.

      Tale malattia dunque nei cani adulti non comporta rischi seri: diventeranno solo portatori sani del parassita.

      Il contagio della coccidiosi avviene attraverso le feci di un animale infetto. È nell’intestino infatti che i protozoi si moltiplicano e sviluppano cisti che vengono poi espulse con la defecazione. I cuccioli sotto i 6 mesi di vita in genere vengono contagiati dalla mamma. Ma anche da altri animali se questi vivono in condizioni igieniche precarie o comunque di affollamento, come in un canile, in un allevamento, ricoveri o ospedali per animali. In questi contesti vanno isolati i cani infetti. Dal contagio allo sviluppo della malattia occorrono circa 12-15 giorni.

      Il sintomo più evidente di questa parassitosi è la diarrea che può essere lieve o grave. All’interno delle feci possono anche trovarsi sangue e muco, soprattutto se la malattia è in stato avanzato. Se questa non viene diagnosticata e curata per tempo, può anche essere letale. I sintomi sono: vomito, perdita d’appetito e di peso, disidratazione. Se la diarrea o le feci molli si presentano in un cane sotto i sei mesi di vita, la prima cosa da fare è l’esame delle feci per una diagnosi specifica atta a individuare il parassita in questione e dunque a procedere con la terapia adeguata.

      Quale cura? Fondamentale è ricordare che la coccidiosi è curabile, attraverso dei farmaci specifici, dei sulfamidici che vanno somministrati per due o tre settimane. Le dosi vanno studiate in base al peso dell’animale.

      Possono essere necessari anche antibiotici in caso di sovrinfezioni batteriche e sostanze reidratanti. I sulfamidici sono utili anche nella prevenzione perché non uccidono il parassita, ma semplicemente impediscono la loro riproduzione. Questo permette al sistema immunitario di eliminare ed espellere i coccidi presenti nell’organismo, anche se con tempi non brevissimi. I coccidi dei cani non provocano parassitosi nell’essere umano.


    DIAGNOSI E TRATTAMENTI ASCARIDOSI

    • Ascaridi

      Si tratta di una delle infestazioni parassitarie più comuni sia nel cucciolo che nel cane adulto. Andremo a vedere cause, sintomi, diagnosi e terapia.

      I vermi che trovate nelle feci dei cani, lunghi e sottili come spaghetti, biancastri, rotondeggianti sono gli ascaridi adulti. Le uova del parassita possono essere individuate dal veterinario solo con l’esame delle feci e un microscopio a disposizione.

      Gli ascaridi sono degli elminti, dei nematodi per la precisione, cioè dei vermi rotondi: i cani di solito sono interessati da Toxascaris leonina e Toxocara canis.

      I vermi adulti vivono nell’intestino di cani e gatti: qui si accoppiano e producono le uova. Queste vengono successivamente espulse sul terreno, lo contaminano in attesa che il un nuovo cane o gatto lecchi il terriccio o si lecchi il pelo a cui sono rimaste attaccate.

      Giunte nell’intestino dei cuccioli, le uova si schiudono, nascono delle larve che penetrano la parte intestinale, migrano attraverso il fegato, il cuore destro, il polmone, la trachea e di nuovo vengono deglutite per maturare negli adulti. Negli adulti, di solito, le larve appena arrivate al polmone entrano nei piccoli vasi, poi nella vena polmonare, arrivano al grande circolo e da qui arrivano nei muscoli, dove si incistano.

      Nelle femmine gravide, durante il parto, le larve incistate si risvegliano, migrano e attraversano anche la barriera placentare, infestando i cuccioli sin da neonati. Ecco spiegato perché troviamo dei cuccioli infestati da Ascaridi già a 40 giorni. Questo non accade se le madri vengono preventivamente sverminate prima dell’accoppiamento.

      Quindi fondamentalmente i cani prendono gli Ascaridi o dal terriccio contaminato con le feci di un cane infestato o dalla madre.

    • Sintomi e diagnosi

      I principali sintomi di ascaridosi nel cane sono:

      diarrea;

      • vomito (in caso di infestazioni massive a volte vengono vomitati anche gomitoli di ascaridi);
      • crescita stentata;
      • calo di peso;
      • diminuzione dell’appetito;
      • dolore addominale.
      • tosse a causa del passaggio delle larve che provocano una broncopolmonite parassitaria
      • ostruzione intestinale anche fatale

      Per quanto riguarda la diagnosi, basta un esame delle feci per arricchimento, a volte per aumentare le probabilità di trovare le uova vi verranno richieste le feci di tre giorni consecutivi. Occhio che in caso di diarrea molto liquida, potrebbero esserci dei falsi negativi.

    • Terapie e trattamenti

      La terapia per l’ascaridosi nel cane prevede prima di tutto la somministrazione degli appositi vermifughi, ce ne sono di diversi tipi, starà al vostro veterinario stabilire quale sia il più indicato nel vostro caso. Inoltre vale la pena di trattare tutti i cani e i gatti conviventi.

      Ovviamente vanno poi trattati tutti i sintomi correlati, soprattutto diarrea e vomito. Una precisazione per quanto riguarda il tipo di antielmintico da usare: evitate il fai-da-te. Magari siete convinti che il vostro cane abbia un tipo di vermi, non consultate il veterinario, gli date il primo vermifugo che vi consegnano in farmacia, i sintomi continuano e scoprite solo dopo che il cane aveva un altro tipo di parassita e che fondamentalmente gli avete appena dato un farmaco inutile.

      Per quanto riguarda l’uomo, se per errore ingerisce le uova toccando magari del terriccio contaminato, ecco che si possono sviluppare le larve che migrano per tutto l’organismo dando origine alla cosiddetta sindrome della larva migrans visceralis che può provocare lesioni a cervello, polmone, cuore e occhio.


    GIARDIA: CAUSE, SINTOMI E CURA DEL PARASSITA

    • Giardia

      La Giardia è un genere di piccoli parassiti unicellulari protozoi presente nel tratto gastrointestinale della maggior parte dei mammiferi domestici e selvatici, incluso l’essere umano. La Giardia può infettare anche i volatili domestici e selvatici.

      La giardiasi, talvolta denominata “febbre del castoro”, è la malattia causata da una infezione da questi parassiti. L’infezione da Giardia è comune, ma non si può dire altrettanto per la malattia che questi organismi comportano. Alcuni cani presentano la Giardia nel loro tratto gastrointestinale senza manifestare segni clinici di disagio. Da qui la denominazione di infezione “latente” o subclinica.

      Tuttavia, i cuccioli molto giovani e i cani con sistema immunitario compromesso, possono avere gravi reazioni a questi parassiti, tra cui perdita di appetito, malnutrizione, diarrea, perdita di peso, stanchezza, debolezza, feci sanguinolente o pallide, grasse e fortemente maleodoranti e persino il decesso.

      La Giardia rappresenta un rischio anche per la salute dell’essere umano, in particolar modo per i soggetti immunocompromessi come anziani, neonati, donne in gestazione e individui affetti da cancro, AIDS o altre patologie gravi.

    • Cause

      La Giardia è presente in tutto il mondo. Tale organismo è caratterizzato da un ciclo vitale diretto. I cani contraggono l’infezione quando ingeriscono la forma cistica (denominata “oocisti”) di questo parassita bevendo acqua contaminata, mangiando cibo contaminato, leccando pelo contaminato o venendo a contatto con feci contaminate presenti nell’ambiente.

      Le cisti albergano nella parte superiore dell’intestino tenue del cane, nota come duodeno. Qui, ogni ciste produce molteplici larve mobili, denominate trofozoiti. Questi ultimi si riproducono asessualmente all’interno dell’intestino tenue del cane mediante un processo denominato “fissione binaria”. Fondamentalmente, i trofozoiti maturi replicano dividendosi in due parti distinte, ognuna delle quali in seguito diviene un organismo Giardia individuale.

      Questi parassiti irritano e danneggiano il rivestimento intestinale del cane. Ciò compromette la digestione, riduce la superficie assorbente, causa dolore addominale e consuma tutte le sostanze nutritive essenziali per la salute del cane. Alla fine, prima di lasciare il tratto gastrointestinale del cane, i trofozoiti incistano (si trasformano in cisti) e vengono espulsi in modo discontinuo in tale forma nelle feci del cane infetto.

      Raramente, vengono espulsi su base costante nelle feci. In ogni caso, le cisti sono molto resistenti e possono sopravvivere per settimane o mesi una volta libere nell’ambiente, specie nei climi freschi, umidi. Le oocisti sono immediatamente infettive per gli animali che le ingeriscono. Quando ciò accade, il ciclo dell’infezione da Giardia ha nuovamente inizio.

    • Segni e sintomi

      Molti cani infetti da Giardia presentano una infezione latente o subclinica, ovvero non manifestano sintomi evidenti di malattia. Tuttavia, i parassiti danneggiano il rivestimento intestinale degli animali che infettano, compromettendo la digestione e consumando completamente le sostanze nutritive di cui gli animali necessitano.

      Gli effetti della Giardia sono maggiormente pronunciati nei cani giovani, anziani e in quelli con sistema immunitario compromesso. La diarrea profusa, che spesso accompagna la giardiasi, di solito causa anche una grave disidratazione.

      La Giardia può causare una serie di sintomi gastrointestinali nei cani domestici. Il proprietario può notare uno o più dei seguenti sintomi.

      • Perdita di appetito (inappetenza, anoressia)
      • Perdita di peso
      • Feci con emissione di sangue (ematochezia)
      • Feci di colore chiaro
      • Abnorme eliminazione di grassi con le feci (steatorrea)
      • Diarrea (può essere acuta, cronica o discontinua; spesso le feci si presentano poco formate o liquide; spesso profusa e acquosa)
      • Flatulenza
      • Feci anormalmente maleodoranti
      • Dolore addominale (crampi, nausea)
      • Letargia (stanchezza)
      • Debolezza
      • Disidratazione (può essere grave)
      • Febbre (occasionale, non comune)
      • Vomito (occasionale, non comune)
    • Diagnosi valutazione iniziale

      La malattia causata dall’infezione da Giardia non è difficile da diagnosticare. L’esame delle feci del cane può rivelare la forma trofozoita e/o cistica dell’organismo. La Giardia può anche essere identificata per mezzo di test specialistici più avanzati

       La maggior parte dei veterinari che valuta un cane con diarrea, dolore addominale e altri segni di disagio gastrointestinale, preleverà un campione di sangue ed eseguirà un esame emocromocitometrico completo e un pannello biochimico del siero. Probabilmente, preleverà anche un campione di urine per un esame delle urine.

      Di solito, se la causa del disagio sperimentato dal cane è la giardiasi, gli esiti di questi esami saranno inconcludenti, in assenza di un’altra condizione contribuente. Tuttavia, tali esami sono strumenti diagnostici utili per la valutazione della salute generale del cane.

    • Procedure diagnostiche

      In genere, anche la raccolta dati iniziale include un esame delle feci del cane. Esistono molteplici tecniche differenti che possono essere utilizzate per identificare la presenza di parassiti nelle feci.

      La sospensione fecale prevede la miscelazione di una piccola quantità di feci fresche con soluzione salina e la successiva lettura del vetrino contenente gocce della miscela al microscopio. L’obiettivo consiste nel tentativo di identificare la forma trofozoita del parassita.



      La flottazione fecale è leggermente più complessa. Essa prevede la miscelazione di un campione di feci fresche con solfato di zinco o un’altra sostanza speciale successivamente sottoposta a centrifugazione in modo da far risalire in superficie le forme cistiche presenti nella provetta. In seguito, la parte superiore del campione viene esaminata al microscopio. Questa procedura viene effettuata più volte nel corso di diversi giorni.

      La diagnosi può anche essere effettuata individuando il parassita o le sue cisti per mezzo di strisci di feci fresche al microscopio. Gli strisci fecali vengono effettuati mediante tampone rettale.

      Poiché le cisti del parassita Giardia vengono espulse in modo discontinuo e non costante, un esame delle feci privo di Giardia non esclude necessariamente la presenza di giardiasi. Prima che una infezione da Giardia possa essere esclusa in modo definitivo, in genere è necessaria la conduzione di due o tre esami fecali con esito negativo eseguiti ad alcuni giorni di distanza l’uno dall’altro. Ovviamente, un esame fecale positivo è di solito diagnostico del parassita.

      Possono essere effettuati test avanzati, tra cui test in immunofluorescenza diretta (IFA) o test ELISA (saggio di immunoassorbimento con enzima coniugato), ambedue condotti su campioni fecali. È inoltre disponibile il test fecale di reazione a catena della polimerasi (PCR), ma di norma non viene utilizzato per la diagnosi di routine. Il veterinario può anche prelevare un campione fisico del rivestimento dell’intestino tenue superiore per via endoscopica, ossia mediante endoscopio. Tuttavia, questa procedura di solito non è necessaria per diagnosticare la Giardia.

      Il proprietario del cane dovrebbe sempre consultare il veterinario per ciò che concerne la diagnosi e il trattamento di qualsiasi infezione che l’animale può contrarre, indipendentemente dalla tipologia di parassita gastrointestinale.

      I metodi diagnostici di cui sopra possono produrre falsi positivi (un esito positivo in un cane che non presenta l’infezione) o falsi negativi (un esito negativo in un cane infetto da Giardia). Nei cani affetti da giardiasi, i falsi negativi sono molto più comuni rispetto ai falsi positivi.

    • Trattamento

      La Giardia è curabile, di solito su base ambulatoriale. Purtroppo, l’efficacia del trattamento viene valutata in base alla presenza o l’assenza di cisti nelle feci dei cani affetti, il che non esclude necessariamente la presenza del parassita all’interno del cane.

      Un cane può rimanere internamente infetto, senza espellere la forma cistica dell’organismo nel momento in cui viene prelevato il campione fecale. Inoltre, l’infezione può ripresentarsi dopo che il parassita viene inizialmente eliminato dal tratto gastrointestinale del cane. In altre parole, la prima infezione non fornisce alcuna immunità o protezione contro eventuali infezioni successive.

      Gli obiettivi del trattamento della giardiasi consistono nell’eliminare le cisti infettive, i sintomi della malattia (diarrea, dolore addominale, dimagrimento, ecc.) e nel ripristinare uno stato di salute e/o benessere dell’animale.

    • Opzioni di trattamento

      Il farmaco antibiotico metronidazolo e il farmaco antiparassitario fenbendazolo, sono tra i trattamenti più frequentemente utilizzati in caso di giardiasi canina. Sono disponibili anche altri farmaci verfimughi, tra cui combinazioni di febantel e pirantel pamoato, tra gli altri. Sebbene questi farmaci trattino l’infezione parassitaria, essi possono tuttavia causare effetti collaterali dannosi, come danni epatici. Molti veterinari non prescriveranno metronidazolo o fenbendazolo a meno che il cane non manifesti sintomi di giardiasi di entità da moderata a grave. Il metronidazolo può causare malformazioni fisiche negli embrioni in via di sviluppo, quindi non dovrebbe essere somministrato ai cani femmina in gestazione. Lo stesso vale per un farmaco correlato, l’albendazolo. In considerazione dello sgradevole sapore amaro, il metronidazolo è inoltre di più difficile somministrazione. Sembra che alcuni di questi farmaci possano anche causare anoressia acuta, prostrazione e vomito.

    • Prognosi

      Anche a seguito del trattamento, è possibile che solo la forma cistica di Giardia venga rimossa dalle feci, mentre la forma trofozoita infettiva permanga nell’intestino tenue del cane.

      In altre parole, gli esami fecali possono dare esito negativo, ma il parassita può essere ancora presente nel tratto gastrointestinale del cane, rendendo quest’ultimo una fonte di potenziale infezione per altri animali e forse per l’essere umano.

      La Giardia raramente è mortale nei cani sani. I cani infetti da questo parassita di solito presentano sintomi simil-influenzali che alla fine si risolvono.

    • Prevenzione

      Poiché la trasmissione della Giardia avviene attraverso il contatto diretto con la forma cistica del parassita presente nell’acqua, nel cibo o nelle feci contaminate, il modo migliore per prevenire l’infezione consiste nel far sì che il cane non abbia modo di entrare in contatto con sostanze contaminate. 

      Le zone dove il cane o gli altri animali domestici defecano devono essere disinfettate regolarmente e in modo accurato. Le cisti della Giardia possono essere inattivate per mezzo di vapore, acqua bollente e della maggior parte delle soluzioni disinfettanti a base di ammoniaca.

      Regolari visite di check-up dal veterinario, inclusi esami delle feci, di solito possono identificare le infezioni da Giardia. Questi esami sono particolarmente importanti alla fine dell’estate, dopo la stagione calda.


    DERMATOLOGIA DEL CANE: ROGNA ROSSA

    • Rogna rossa

      Rogna rossa o rogna demodettica, una malattia parassitaria La rogna rossa del cane, o rogna demodettica, è tra le più diffuse e comuni malattie parassitarie dei cani.

      Si tratta di un tipo di dermatite che colpisce soprattutto i cani tra i 12 e i 18 mesi di vita, in quanto attacca solo animali con un sistema immunitario ancora immaturo.

      È detta rogna rossa perché i cani che ne sono affetti presentano la pelle fortemente arrossata. Esistono anche casi di cani adulti che si ammalano di rogna rossa, ma, in genere si tratta di esemplari con un sistema immunitario difettoso. 

      Nei cani anziani gli episodi di Rogna Rossa possono essere dovuti a un indebolimento del sistema immunitario dovuto all’età. Non si tratta di una malattia contagiosa né per l’uomo né per gli altri cani poiché, tale patologia è causata da un difetto genetico del sistema immunitario.

      Quindi, i cuccioli che non presentano tale difetto non corrono alcun rischio, anche se si trovano a contatto con soggetti malati. L’acaro che causa la rogna rossa, infatti, si trova in quasi tutti i cani, ma, solo nei soggetti geneticamente predisposti proliferano al punto da degenerare in malattia.

    • Cause

      La rogna rossa è causata da un acaro microscopico che popola la pelle di tutti i cani e che si chiama Demodex canis. 

      Questo tipo di parassita abita in profondità i follicoli piliferi e si presenta al microscopio come un piccolo salsicciotto con otto zampe. Quando il sistema immunitario funziona bene, il proliferare di questo parassita è tenuto sotto controllo e per il cane non c’è nessun tipo di problema. 

      I problemi iniziano a sorgere quando il sistema di difesa del cane è ancora immaturo (esemplari giovani) o difettoso (esemplari con difetto genetico) e quindi non riesce a contrastare il proliferare del parassita sviluppando la malattia.

    • Sintomi

      Tra i sintomi più evidenti della rogna rossa c’è la perdita di ampie chiazze di peli che lasciano evidenti aree di pelle nuda. La perdita dei peli parte dal viso e in particolare dalla zona intorno agli occhi per poi diffondersi in altre aree del corpo se questa non viene curata. 

      La rogna rossa può essere localizzata se la perdita di peli riguarda solo alcune zone del corpo, generalizzata se, invece, si diffonde su tutto il corpo. Questo tipo di rogna non causa prurito eccessivo.

    • Cure e trattamenti

      La rogna rossa localizzata viene tratta con farmaci topici, mentre quella generalizzata si cura con una terapia a base di shampoo e farmaci specifici somministrati per via orale. Lo shampoo serve per pulire in profondità i follicoli dei peli dove si annidano gli acari. 

      Nei casi più gravi, alla terapia specifica per la cura della rogna, occorre, affiancare anche una cura di antibiotici volta a contrastare l’insorgenza di complicazioni della malattia principale e che si manifestano sotto forma d’infezioni della pelle.

      I trattamenti per la cura della Rogna Rossa hanno altissime probabilità di successo per i soggetti giovani, meno nei soggetti con difetto genetico. 

      I cani giovani sono a rischio ricaduta fino a diciotto mesi di vita.

    • Farmaci

      Lo shampoo utilizzato per la cura della Rogna Rossa contiene un potente insetticida chiamato Amitraz e deve essere utilizzato con cautela per evitare l’insorgenza di fastidiosi effetti collaterali.

      Per la cura di questo tipo di rogna viene utilizzato anche un farmaco a somministrazione orale, l’Ivermectina. Si tratta di un farmaco molto forte e se non è somministrato correttamente può portare anche alla morte del cane.


    ALTRI PROBLEMI DI DERMATOLOGIA CANINA

    • Acne

      I nostri bouledogue soffrono spesso di problematiche legate all’acne. I fattori scatenanti questa patologia sono costituiti da una alta concentrazione di ghiandole sebacee e da aumentati livelli di androgeni circolanti.

      Nelle parti colpite si possono isolare batteri di tipo staphylococcus: una patologia che colpisce frequentemente i cani giovani, dai tre mesi all’anno di età, e solo in casi eccezionali persiste nell’adulto.

      Le lesioni sono limitate alla zona del mento e delle labbra e si notano papule e pustole. 

      La diagnosi si effettua grazie ai segni clinici e a un esame batteriologico.

      L’acne, nei casi lievi, non richiede alcun tipo di trattamento; nei casi di moderata gravità è utile invece pulire e disinfettare la zona colpita con shampoo a base di benzoilperossido al 2,5% o, meglio ancora, con alcool.

      Oltre alla terapia locale, secondo la mia personale esperienza, è utile una terapia sistemica con antibiotici: ampicillina, cefalessina o amoxicillina con acido clavulanico, da somministrarsi e per un periodo di almeno 2/4 settimane.

      È però sempre opportuno chiedere consiglio al proprio veterinario, o in alternativa ad uno specialista in dermatologia, riguardo la terapia da affrontare e le tempistiche adatte.

    • Dermatite

      La dermatite è una malattia che procura irritazione e prurito della cute, nel cane si manifesta con estesi arrossamenti, forfora, eczema e croste. Una sensazione generale di forte prurito misto a dolore fisico, che si manifesta con una decisa infiammazione della pelle, le cui cause sono molteplici e diverse tra loro.

      Il veterinario, per curare l’animale, di solito somministra tali terapie.

      • Shampoo anti-prurito e antibatterico (che aiuta il cane, dandogli sollievo e iniziando un’azione terapeutica)
      • Farmaci anti-infiammatori e antibatterici
      • Antistaminici
      • Antibiotici per le infezioni, se presenti
      • Cortisone e steroidi
      • Aggiunta di acidi grassi nell’organismo.

    PROFILASSI E VACCINI PER CANI

    • Filaria

      La filariosi cardio-polmonare comunemente detta filaria è una malattia propria del cane, del gatto e del furetto e viene trasmessa dalle zanzare. I parassiti che la provocano (Dirofilaria Immitis e Repens) allo stadio adulto sono grandi come spaghetti e vivono nel sangue degli animali ammalati, in particolare nel cuore e nei polmoni.

      Quando si riproducono liberano nel sangue delle piccole larve invisibili ad occhio nudo. Le zanzare, succhiando il sangue da un animale ammalato, prelevano queste larve e le possono iniettare in un animale sano. Quest’ultimo è destinato ad ammalarsi perché nel giro di pochi mesi le larve crescono ed arrecano seri danni al cuore e ad altri organi. Il decorso della malattia è subdolo perché inizialmente può essere completamente asintomatico. In seguito il cane è affaticato, mostra difficoltà nel correre, tossisce, inappetente e perde peso.

      Nei cani da appartamento la malattia può risultare evidente anche dopo 2-3 anni dall’infezione. Il fatto che la malattia non si manifesti subito porta da un lato ad aumentare il bacino di infezione, dall’altro a rendere irreversibili i danni fisici dell’animale colpito che resterà cardiopatico per sempre, anche una volta debellato il parassita.

      Per la profilassi canina, esiste la possibilità di ricorrere a più molecole: ivermectina, moxidectin, felamectin, milbenicina, da somministrare sotto forma di compresse o per via percutanea cioè facendo cadere alcune gocce sulla cute tra le scapole dell’animale, ed è da farsi nelle zone a rischio zanzare da maggio a dicembre.

      I farmaci somministrati per la profilassi della filariosi eliminano dal sangue le piccole larve prima che diventino adulte e provochino la malattia. Una volta che questa si conclama, invece, occorre intraprendere una terapia cosiddetta adulticida, cioè capace di eliminare gli adulti che vivono nel cuore. Purtroppo questa cura è rischiosa per la vita dell’animale in quanto i parassiti, morendo, possono costituire dei trombi ed ostruire arterie o vene.

    • Leishmaniosi

      Questa malattia è dovuta a un protozoo chiamato appunto “Leishmania”. La leishmaniosi è presente anche nell’uomo ma è sostenuta in questo caso da una leishmania diversa da quella che interessa il cane, per questo motivo il cane non può trasmettere la malattia all’uomo.

      È portata da una zanzara particolare, il flebotomo, che è presente in special modo in Toscana, isola d’Elba, Sicilia, Sardegna, Calabria, e Puglia, zone che presentano quindi vicinanza la mare. Recentemente si sono verificate numerose segnalazioni della malattia anche nelle zone attorno al lago di Garda.

      Nel cane la malattia si può manifestare con una forma “interna” ed una “esterna”. La prima è responsabile di gravi sofferenze del fegato, della milza, dei linfonodi e di molti altri organi. È una forma però poco comune in quanto il più delle volte le manifestazioni della malattia sono esterne, cioè cutanee.

      Ci accorgiamo che il cane ha contratto la leishmaniosi perché il pelo diventa brutto e presenta una forfora particolare, a grosse scaglie di colore amantiaceo, specie intorno agli occhi (sembra avere gli occhiali), le unghie diventano particolarmente lunghe (onicogrifosi), dimagrisce molto ed ha l’aspetto di un cane anziano. È una malattia estremamente grave, talvolta mortale.

      L’aspetto peggiore di tale patologia è che l’infezione non si può curare, il protozoo è presente e rimane sul cane. Per diagnosticare la malattia sono utili sia gli esami del sangue (esame sierologico, biochimico, emocromocitometrico ed elettroforesi delle proteine) che l’esame citologico delle lesioni.

      La terapia consiste nella somministrazione orale di allopurinolo per tutta la vita dell’animale (si tratta un farmaco usato nell’uomo per curare la gotta e che permette di ridurre nel cane l’acido urico, indispensabile alla Leishmania per sopravvivere) e antimoniato di meglumina per un periodo variabile ma limitato nel tempo (un farmaco che intacca il metabolismo del protozoo uccidendolo). 

      Con le terapie è possibile far regredire i sintomi (anche se non è cosa semplice) e far si che la leishmania si nasconda dentro certi organi, ma col tempo è possibile che questa torni all’attacco ed il cane peggiori. Prevenire la malattia è fondamentale e bastano pochi accorgimenti: applicare al cane un collare repellente quando ci si trova in ambienti in cui la zanzara flebotomo è presente (Scalibor); somministrare prodotti spot-on (Advantix); evitare di far dormire il cane all’aperto (il flebotomo è maggiormente attivo durante le prime ore del mattino ed alla sera); munire di zanzariera i luoghi in cui vivono i nostri amici; in caso di uscite serali usare spray repellenti ecc ecc.

    • Profilassi vaccinale

      La profilassi vaccinale è fondamentale nel cane in quanto le malattie virali sono estremamente pericolose e spesso mortali. Nel corso degli anni i programmi di vaccinazione sono cambiati in funzione della creazione di vaccini sempre migliori.

      Oggigiorno sono disponibili in commercio vaccini completi (cimurro, adenovirus canino, parainfluenza canina, parvovirus, coronavirus, leptospira). Essi sono essenziali per l’immunizzazione attiva dei cani e per ridurre il tasso di mortalità prevenendo le malattie causate da diversi ceppi virali come ad esempio: cimurro, parvovirus, virus dell’epatite canina, della leptospirosi, dell’adenovirus, parainfluenza, coronavirus.

      L’immunità ha inizio dopo circa 2 settimane dalla seconda vaccinazione. La durata dell’immunità è di almeno un anno per tutti gli antigeni a eccezione del componente della parainfluenza canina il cui periodo immune risulta ancora sconosciuto ma può essere inferiore a un anno.

      La profilassi vaccinale va iniziata a circa sei settimane di vita e anche oltre. Il corso di vaccinazione iniziale nel cucciolo consiste in due vaccinazioni: la prima dovrebbe essere somministrata tra le sei e le otto settimane, la seconda dovrebbe essere somministrata dalla decima settimana. Il richiamo delle vaccinazioni è annuale.

      In seguito alla prima vaccinazione alcuni cuccioli sviluppano un piccolo gonfiore generalmente visibile e della durata di pochi giorni. A seguito della seconda vaccinazione, si può evidenziare occasionalmente un piccolo gonfiore palpabile sul punto di inoculo che può durare fino a cinque giorni.

      Queste piccole e transitorie reazioni al punto di inoculo si risolvono senza bisogno di trattamenti. È fondamentale, al momento dell’acquisto del cucciolo, verificare che tutto il programma vaccinale sia stato completato.

    • Leptospirosi

      La leptospirosi è una malattia comune all’uomo e a molte specie animali. Nel cane ritroviamo due tipi di leptospira: la canicola e la itteroemorragica. La fonte più comune di contagio è rappresentata dai ratti che inquinano, con le loro urine, le acque stagnanti in cui i cani vanno a bere e/o l’ambiente. 

      I sintomi clinici sono molteplici, i più comuni: astenia con debolezza estrema del treno posteriore, interessamento renale spiccato, gastrite con vomito, diarrea talora emorragica, dolorabilità dorsolombare diffusa e ittero nel corso della forma itteroemorragica.

      Dopo una fase iniziale con temperatura molto elevata può comparire addirittura ipotermia. La mortalità è bassa nelle forme di leptospirosi canicola, mentre è molto elevata nella forma itteroemorragica.

      Una profilassi indiretta si attua impedendo ai cani da caccia di bere nelle pozze ed effettuando un’accurata derattizzazione della zona in cui l’animale vive. La vaccinazione, ripetuta a intervalli di 6-8 mesi, offre le migliori garanzie di prevenzione, specialmente in zone dove la malattia è frequente. La terapia antibiotica è efficace se la malattia è colta nella fase iniziale, molto più rare sono le guarigioni nelle forme già avanzate.

    • Otoematoma

      L’otoematoma è una patologia piuttosto frequente nei bouledogue e sembra dipendere dall’elevato numero di episodi di otite che sembra affliggere i nostri cani, in particolare le otiti da malassezia. L’otoematona è quasi sempre conseguente ad un trauma (il cane che si gratta spesso e/o sbatte/striscia violentemente la testa/orecchio contro diverse superfici).

      Questa patologia è per questo molto frequente anche nei soggetti allergici che tendono a grattarsi. Il meccanismo di formazione dell’otoematoma è semplice: a causa del continuo grattarsi o sfregarsi, i vasi sanguigni all’interno del padiglione auricolare si rompono e si forma un rigonfiamento, più o meno grande (può avere le dimensioni di una piccola pallina oppure avere la forma di un salsiciotto).

      I veterinari tendenzialmente praticano un piccolo intervento per inserire un drenaggio nell’orecchio in quanto il siero continua a prodursi per un diverso tempo. Se l’intervento è fatto bene e con tempismo, l’orecchio guarisce completamente e riprende la sua forma normale. Per l’intervento è necessaria l’anestesia totale e l’inserimento del collare elisabetta per impedire al cane di togliersi il drenaggio.

      Si può decidere anche di non intervenire chirurgicamente e procedere con l’asportazione del siero siringando l’orecchio che, se scelta questa soluzione, rimane un po’ ispessito; a parte questo il risultato è identico. In questo modo non vi è bisogno di anestesia ne di collare ma occorre essere ben preparati nella procedura da eseguire, si consiglia quindi di parlarne prima con il proprio veterinario. Infine è necessario curare anche l’otite, se presente.

    • Displasia dell'anca

      Per affrontare un tema come quello della displasia dell’anca nel bouledogue occorre fare un discorso “razza specifico”.

      È stata condotta, presso l’Università degli Studi di Parma (Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie), grazie al Prof. Stefano Zanichelli ed al suo staff, una ricerca molto dettagliata ed estremamente aggiornata su questa patologia dietro sollecitazione degli allevatori Orsi, dell’Allevamento “I bull degli Orsi”.

      I risultati di questa ricerca, condotta su un alto numero di bulldog di tutte le età, hanno decretato una unica certezza: il bouledogue è una delle razze maggiormente colpita da questa patologia ma nonostante questo, nella stragrande maggioranza dei casi, non presentano quasi mai i segni clinici riferibili alla patologia. Questo significa che anche un bouledogue con una grave forma di displasia dell’anca bilaterale non zoppica.

      Si sono ricercate le motivazioni del perché articolazioni coxofemorali paradossali, che in un qualsiasi altro cane ne determinerebbero la paralisi, nel bouledogue non generano neanche alcun accenno di zoppia. Le risposte a questi quesiti sembrano volgere in queste direzioni.

      Primo, il bouledogue francese ha una conformazione fisica tale da scaricare la maggior parte del proprio peso sull’anteriore, alleggerendo molto il posteriore (lo standard di razza infatti vuole un anteriore ampio e potente ed un posteriore più alto e leggero).

      Secondo, sembra che i capi articolari nel bouledogue siano tendenzialmente più “staccati” rispetto alle altre razze e questo inibisce il processo di formazione di artrosi che genera dolorabilità.

      Proprio per il fatto che la quasi totalità dei bouledogue è displasico e per l’altrettanta assenza di zoppie riferibili a questa patologia.


    kas     wdf    no enci    no fci

    I Cuccioli Di Carlotta , s.r.o.
    Durkova 12, 94901 Nitra  - Repubblica Slovacca

    ICO: 46792147.IC DPH SK2023573013
    vlozka cislo: 32303/N. Oddiel Sro

     

    logo lw