Storia del Bulldog Inglese


    Storia del Bulldog Inglese

    Tratta da “La Grande Enciclopedia Delle Razze Canine” di Umberto Cuomo, Casa Editrice Edizioni-Cinque.

    Dettagli storici generali

    Vero mascalzone della sua specie, così era considerato fino al XIX secolo il bulldog; così un cronista della rivista British Field Sports lo descrive nel 1818 augurandosi la sua scomparsa.

    Già verso la fine del 1800 però, dopo che i combattimenti tra animali erano stati vietati per legge nel 1835 (eccetto quelli tra cani e topi che furono proibiti nel 1912) il bulldog era divenuto un affidabile cane da famiglia ed esposizione.

    Gli allevatori, infatti, erano riusciti ad eliminare dalla razza l’atavica indomabile ferocia che era stata esasperata in millenni di dura vita di lotte. Non è esagerato parlare di millenni di lotte poiché questa meravigliosa razza discende direttamente dagli antichi molossi fenici.

    Gli abili navigatori e commercianti di origine semitica insediatisi nel corso del IV millennio a.C. in Asia Minore introdussero un po’ in tutta Europa.


    L'allevamento di molossi dei Fenici

    La Fenicia era divisa fin dall’inizio in città-stato, le più importanti delle quali furono Biblo, Sidone e Tiro, e i Fenici fondarono numerose colonie fin sulle coste della Spagna, tra le quali Cadice, utilizzandole come base per l’esplorazione di nuovi territori, e fra questi le isole britanniche.

    La Fenicia venne in contatto nel corso della sua storia con altri popoli che abitavano la Mesopotamia, regione compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate: gli Assiri ed i Babilonesi i quali occuparono rispettivamente Sidone nel 675 a.C. e Tiro nel 573 a.C.

    È risaputo che Assiri e Babilonesi allevavano un possente quanto rinomato molosso: secondo alcuni discendente dal grande cane del Tibet, secondo altri addirittura suo antenato.

    Già prima delle invasioni sopra riportate, è molto probabile che i fenici intrattenessero relazioni commerciali con Assiri e Babilonesi e che avessero avuto modo di conoscere i grandi mastini assiri che poi hanno con ogni probabilità utilizzato come merce di scambio (essendo a quei tempi i cani considerati pregiati e di grande valore).

    Ecco quindi giungere in Britannia i molossi assiri. Qui, con ogni probabilità, essi furono mischiati con altri mastini (probabilmente i cani che i celti, antica popolazione di origine indo-europea che occupò l’Inghilterra in tempi remotissimi).

    Fu selezionata dunque nelle terre di Albione una razza di molossi feroci e potenti, utilizzati in guerra, nella caccia e nella guardia.


    I molossi e l'Impero Romano

    I molossi diedero molto filo da torcere ai soldati romani che, guidati da Cesare, nel 55 e nel 54 a.C. invasero l’Inghilterra giungendo fino ai confini della Scozia.

    I Romani battezzarono “pugnaces britanniae” questi cani e ne restarono tanto impressionati che ne importarono un buon numero nella capitale utilizzandoli nei combattimenti e nel circo. I pugnaces si dimostrarono tanto validi come lottatori che i romani istituirono un funzionario apposito detto “Procurator Cynologie” stanziato a Winchester che aveva il compito di assicurare continui rifornimenti a Roma di soggetti da combattimento.

    Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a partire dal V secolo, anglosassoni, danesi e poi normanni, occuparono il territorio lasciato senza difesa dai romani e certamente vi portarono anch’essi i loro cani da guerra e da combattimento.

    Questi, incrociandosi con i già esistenti cani inglesi, hanno dato vita ad un molossoide molto simile all’odierno Mastiff. Anche questi esemplari furono impiegati come ausiliari in guerra, nella caccia e come guardiani e custode delle tenute dei signorotti locali (avendo i normanni dato ordinamento feudale all’Inghilterra).


    Il 1209: i combattimenti di Stamford

    Si giunge così al 1209, anno nel quale un feudatario, Signore di Stamford, vide i cani di un macellaio locale, certamente due mastini, scagliarsi contro un toro e attaccarlo fino a ucciderlo.

    Lord Stamford si divertì molto allo spettacolo e regalò l’area sulla quale era avvenuto lo scontro alla congregazione dei macellai con l’impegno che un combattimento analogo fosse organizzato ogni anno alla stessa data, ossia il giorno prima delle sei settimane precedenti il Natale.

    Simili lotte erano già conosciute prima del 1209 e venivano fatte tra animali di diverse specie, ma solo dopo tale data si ebbero notizie certe e circostanziate su di essi.

    Il combattimento di cani contro tori fu chiamato bull-baiting e divenne molto popolare in Gran Bretagna. Tanto che ogni città ed ogni villaggio aveva la sua area preposta a simili scontri.

    Ancora oggi, in alcuni centri inglesi è possibile vedere il palo o gli anelli ai quali veniva assicurata la fune che teneva il toro.


    La regolarizzazione degli incontri: il bulldog

    Nel corso dei secoli si modificarono le norme che regolavano il bull-baiting e con esse anche il tipo di cani utilizzati. I primi soggetti impiegati dovevano affrontare il toro e ucciderlo.

    Per questo vennero impiegati cani molto grossi e potenti. In seguito, le scommesse vertevano su quale soggetto fosse riuscito per primo a effettuare una salda presa e a mantenerla il più a lungo possibile: quindi, vennero fatti combattere soggetti più piccoli di taglia ma sempre fortissimi, feroci e resistenti. 

    Col tempo, si ottenne un cane tanto temerario e feroce da apparire quasi insensibile al dolore, capace di mantenere con rabbia e determinazione una presa anche se gravemente ferito, e di queste sue gesta ci sono giunti resoconti, dipinti e stampe raccapriccianti. I cani adibiti al bull-baiting erano chiamati in vari modi: bondogge, alaunt, boldogge, ecc.

    Solo nel 1631 o 1632 il termine bulldog, ossia cane da toro, compare in una corrispondenza intercorsa tra San Sebastian in Spagna e Londra, nella quale pare che quel nome fosse utilizzato comunemente e familiarmente (quindi probabilmente in uso già da diversi anni).

    Dall’esame del materiale iconografico giunto fino a noi appare chiaro che i bulldog erano molto dissimili tra loro e che erano utilizzati in combattimenti anche con altri animali quali l’orso, il tasso, l’asino e perfino il leone, nonché per la cattura a tempo di topi (dunque, non solo contro il toro).

    Sempre restando in campo storico, bisogna segnalare che tra Inghilterra, Bordeaux e Spagna, vi fu negli ultimi tre secoli uno scambio intenso di cani da combattimento. In Gran Bretagna erano particolarmente considerati i “bulldog” allevati in Aquitania e specialmente a Bordeaux, in Francia.


    La fine dei combattimenti, il rischio per la razza

    I combattimenti tra animali durarono fino al 1835 quando, raccogliendo il senso di disgusto e di insofferenza sempre più diffusi tra il popolo, fu emanata una legge che metteva finalmente al bando la crudele pratica (ad eccezione della cattura a tempo di topi che fu permessa fino al 1912.

    La legge non riuscì a far cessare definitivamente i combattimenti che continuarono nella clandestinità.

    Tuttavia, data la difficoltà a organizzare un lotta tra cani e toro. I personaggi coinvolti in queste pratiche ormai fuorilegge preferirono indirizzarsi verso i combattimenti tra due cani che erano molto più sicuri e facili da gestire nella clandestinità.

    Il bulldog, poco adatto a simili scontri che richiedevano un’agilità che lui non possedeva in modo adeguato, fu sempre meno impiegato dopo l’approvazione della legge.

    Si provò anche ad utilizzarlo come guardiano, ma la ferocia indiscriminata che era ormai patrimonio genetico di questi cani fu la causa di incidenti anche mortali e tale impiego fu vietato per legge.

    Quasi estinto, in mano ormai solo a gente di malaffare, la sua fama divenne sempre più compromessa e la razza si salvò dall’estinzione totale solo grazie ad un gruppo di appassionati allevatori che continuò la selezione.


    La selezione attuale e la standardizzazione della razza

    Il bulldog, che era una parte vivente della storia inglese, venne selezionato solo per le sue straordinarie doti che lo avevano reso leggendario nei secoli. Fu eliminata l’aggressività esagerata, furono esaltate le caratteristiche di resistenza e di intelligenza. In breve tempo, una nuova razza fu presentato all’opinione pubblica.

    Non fu un lavoro facile ma gli appassionati riuscirono nell’intento e il 3 e 4 dicembre del 1860 a Birmingham, all’esposizione annuale, fu esposto per la prima volta il bulldog rinnovato. Primo Campione della razza fu King Dick, nato nel 1858 e di proprietà di J. Lamphier, che pubblicò nel 1861 il primo standard della razza.

    Nel 1864 un nuovo standard fu redatto da Samuel Wickens che lo pubblicò nel 1865 sotto lo pseudonimo di Philo-Kûon. Il primo Bulldog Club fu fondato nel 1864 ma ebbe vita breve, come il secondo nato nel 1874. Il 13 aprile 1875 nacque il Bulldog Club Incorporated che esiste ancora oggi ed è una associazione efficiente e bene organizzata. Esso revisionò lo standard di Philo-Kûon che fu ufficialmente accettato e pubblicato nello stesso anno di fondazione.

    Nel 1909 lo standard subì alcune modifiche, la più importante delle quali riguardava la coda che da tale data fu ammessa anche a “cavaturaccioli”.


    Il bulldog domestico

    Convertito in cane da famiglia e da show, il Bulldog corse di nuovo il rischio di estinguersi poiché alcuni allevatori, nell’intento di produrre soggetti sempre più appariscenti, giunsero ad allevare cani con teste enormi, troppo bassi sugli arti o con canne nasali inesistenti: insomma “ipertipici”. 

    Questo portò a bulldog che riuscivano a mala pena a camminare e con gravissimi problemi di salute e di procreazione. Ancora una volta fu il buon senso della gente a prevalere e moltissimi si opposero a simili esagerazioni, salvando per la seconda volta la razza dall’estinzione.

    Come modello ideale di bulldog fu presa la femmina rosa del famoso dipinto “Crib and Rosa” che Abram Cooper eseguì nel 1817. Si giunse così al tipo di bulldog della fine del 1800 che, pur non possedendo le caratteristiche fisiche dei suoi antenati combattenti, mantenne però una fisicità in grado di fargli fare una vita normale e sana assieme al suo padrone. Questa caratteristica deve ancora ai nostri giorni essere presente in un buon soggetto della razza.


    Diffusione del bulldog nel mondo

    Il bulldog è oggi diffuso e conosciuto in tutto il mondo, è bene allevato negli Stati Uniti (dove però vige uno standard leggermente diverso da quello inglese). In Europa, è presente in tutti i Paesi dove è bene allevato con soggetti di pregio.

    In Italia la prima importazione della quale si abbia notizia fu effettuata dal sig. Gabbio di Torino che ne importò alcuni esemplari nel 1910. Seguì nel 1930 il dottor Ernesto Tron che con il suo allevamento di Val San Martino, importò dall’Inghilterra ottimi soggetti e produsse dei bei campioni come Lolota e Giulàn.


    Diffusione del bulldog in Italia

    Nel dopoguerra, verso il 1950 il grande cinofilo e scrittore Piero Scanziani allevò la razza con il suo affisso “di Villanova”. Sempre negli anni ’50 dello scorso secolo, il sig. Landi Niccolino di Firenze iniziò ad allevare la razza e importò Hefty Kings Jester of Jame, un bel maschio che conquistò il titolo di campione. Il bulldog era ancora molto raro nel nostro Paese fino ai primi anni ’70 del secolo scorso quando una serie di appassionati si diede ad allevare e importare soggetti di pregio, presentandoli alle esposizioni e divulgando la razza.

    Tra questi: la signora Xenia Berio di Roma che dalla fine degli anni ’60, con l’affisso “dei Dioscuri”, produsse ottimi cani; il sig. Mario Trombetta che allevò con l’affisso “Matro’s” in Brianza; il grande e compianto Alfredo Clavenzani, che onorò per anni chi scrive con la sua amicizia e allevò con l’affisso “degli Alamandini”; il dottor Novaresio di Torino, “delle Prese”; il compianto dottor Giuseppe Casavola: “di Casmir”; G. Silipeandi, “Deigi”; Moreno Maltagliati, “di Isella”; Cristiano Riva, “Telemac”; altri allevatori noti.

    Oggi nel nostro Paese la razza vede iscritti sempre più soggetti (583 nel 1997, 672 nel 1998). Anche il livello qualitativo è ottimo, tanto che è possibile prevedere un futuro di ancora maggiori successi per l’antico e indomito combattente.


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