Psicologia del Bulldog Inglese

    Il carattere

    Ideale come cane da compagnia, il bulldog inglese ama essere circondato e coccolato dalle persone con le quali interagisce quotidianamente; leale e protettivo, possiede anche le doti di un discreto cane da guardia. 

    Tranquillo e pigro, passa molto tempo a riposare, in particolare nei mesi caldi quando la canna nasale corta potrebbe causargli qualche difficoltà respiratoria.


    Psicologia e carattere del Bulldog Inglese

    • Carattere

      Ogni cane, dinanzi alle varie situazioni della vita quotidiana, reagisce in modo differente. Il carattere regola il comportamento del cane e le sue reazioni, è costituito dall’insieme di doti psichiche naturali acquisite tramite DNA e quindi, attraverso un complesso meccanismo genetico trasmissibile alla prole. Le doti naturali sono: temperamento, tempra, docilità, socialità, aggressività, combattività, possessività, curiosità e vigilanza.

      Bisogna distinguere il carattere dal comportamento appreso che è, invece, dato dall’insieme d’esperienze vissute dal cane. Va da sé che, quando parliamo di problemi dei nostri cani dobbiamo distinguere i “disturbi caratteriali” relativi alla presenza in eccesso o difetto delle doti naturali; e “disturbi comportamentali” relativi a condizionamenti negativi acquisiti dal cane nei primi e fondamentali momenti di vita e che incidono nella relazione cane/padrone, oltre a quelli causati da un proprietario che non conosce le modalità comunicative del proprio amico a 4 zampe.

    • Aggressività e combattività

      Vorrei porre l’attenzione su questa che è, voglio ribadirlo, una dote naturale del cane e non un’anomalia comportamentale come un’errata convinzione persevera nei mass media a fare “ignoranza cinofila”!

      Non è fine di questo lavoro dare una visione onnicomprensiva della cinofilia e ritengo che per comprendere il “senso” vero dell’aggressività non si possa prescindere dalla lettura del testo di Lorenz che cito al termine del lavoro.

      Per essere più semplici diciamo che l’aggressività è “la reazione del cane a stimoli esterni che percepisce pericolosi per sé e per cose o persone presenti nel territorio che ritiene proprio”.

      Ci sono cani che non riconoscono l’uomo né come conspecifico né come conspecifico acquisito e scaricano la propria aggressività su oggetti vari (cuccia, ciotole, mobilio, ecc.).

      Sono queste deviazioni da analizzare con cura perché possono darci la chiave di lettura per capire alcuni comportamenti anomali dei cani.

      Alcuni cani non vengono socializzati nel “periodo sensibile” (60-100gg di vita) con altri cuccioli o con adulti e questo crea uno sviluppo incompleto della loro psiche, conseguenza è che da adulti possono manifestare forme di aggressività incontrollata verso i conspecifici.

      Alcuni cani non conoscono l’aggressività verso l’uomo, Konrad spiega ciò affermando che accade perché il cane non vede l’uomo come conspecifico perché può essere mancato il periodo di socializzazione con esso.

      Dall’analisi del profilo caratteriale (che è eseguito da persone specializzate in psicologia canina con specifici test diversi dagli esperti comportamentisti) emergono due profili caratteriali aggressivi: aggressività verso l’essere umano.

    • Aggressività e timore nei cani

      Soggetti con aggressività espressa verso l’uomo, sono soggetti timorosi, temono i rumori, hanno una tempra (altra dote naturale del cane) molle e la loro aggressività trova radice nella paura. In tali casi il recupero muoverà dall’analisi del soggetto e della paura specifica.

      Soggetti potenzialmente pericolosi per tutti adulti, bambini, cani ed altri animali, anche per i proprietari. Sono questi cani indocili che non accettano alcuna forma di autorità, sono cani pericolosi per usare un termine comune.


      In questi casi si può intervenire attraverso un reindirizzamento dell’aggressività con diverse tecniche miranti al recupero fisiologico della dote naturale.

      L’aggressività, è correlata alle razze canine, alcune sono più predisposte in quanto è presente nella loro “memoria di razza” ed è la dote naturale meno controllabile dall’uomo in quanto legata agli istinti.

    • Aggressività idiopatica

      Purtroppo il nostro amico a 4 zampe può essere vittima di una forma molto grave di aggressività, quella idiopatica. Questa è una vera patologia,per rendere l’idea è quella che in umana chiameremmo malattia mentale.

      Questi cani non hanno comportamenti prevedibili, la loro aggressione è improvvisa, violenta. Occorre rivolgersi al proprio veterinario che consiglierà per il meglio, in alcuni casi con scelte dolorose.

      Nel caso in cui l’aggressività fosse incanalata in modo errato ci sono tecniche di correzione specifiche.

      Anche qui gli approcci (vedi di seguito per le differenze) differenti a seconda che vi rivolgiate a professionisti comportamentisti o esperti in i psicologia canina.

    • Combattività del cane

      Spesso il luogo comune, porta a identificare l’aggressività con un’altra dote naturale che è la combattività cioè “la capacità di rispondere a un impulso sgradevole con un atteggiamento di lotta verso l’avversario sia esso uomo o cane”.

      La combattività è temporalmente la fase che segue l’aggressività la quale da sola non giustificherebbe una lotta prolungata nel tempo.

      La pulsione aggressiva serve nei primi attimi di una lotta e passato un breve lasso di tempo cede il passo alla combattività. Nei molossi anche da adulti (nei cuccioli può accadere in tutte le razze) c’è la possibilità che manifestino anche con l’uomo atteggiamenti combattivi senza che vi sia prima la pulsione aggressiva.

    • Maltrattamento ed educazione cani

      L’equilibrio psichico del cane inizia prima della nascita. La parola “maltrattamento” suscita in noi immagini crudeli e violente quali un padrone che picchia il cane, che lo tiene a catena ecc.

      In effetti, queste sono vere e proprie forme di sopruso che chiunque ami gli animali e li rispetti non può accettare. Tuttavia, questa è solo la punta dell’iceberg, ciò che tutti riescono a vedere e valutare.

      Ci sono altre forme di maltrattamento, più difficili da vedere. Da una parte ci sono i privati, persone che non hanno interessi economici, ma che desiderano far riprodurre il proprio cane e magari regalare i cuccioli a qualche amico fidato.

      A volte i privati s’informano seriamente di tutte le esigenze fisiche e comportamentali dei cuccioli, dimostrando veramente un gran rispetto per questi animali. Talvolta questo non avviene e, senza volerlo, alcuni privati separano troppo presto o troppo tardi i cuccioli dalla madre, li lasciano troppo a lungo isolati, non forniscono ai piccoli le stimolazioni sufficienti per crescere serenamente.

      I cuccioli dovrebbero essere manipolati dalle persone che li crescono fin dalla nascita e gli dovrebbe essere data la possibilità di confrontarsi con le circostanze più varie. Dal momento in cui il cane entra nella nostra casa, inizia la sua educazione nel senso che inizia la comunicazione cane-padrone.

    • Maltrattamento ed educazione cani

      L’equilibrio psichico del cane inizia prima della nascita. La parola “maltrattamento” suscita in noi immagini crudeli e violente quali un padrone che picchia il cane, che lo tiene a catena ecc.

      In effetti, queste sono vere e proprie forme di sopruso che chiunque ami gli animali e li rispetti non può accettare. Tuttavia, questa è solo la punta dell’iceberg, ciò che tutti riescono a vedere e valutare.

      Ci sono altre forme di maltrattamento, più difficili da vedere. Da una parte ci sono i privati, persone che non hanno interessi economici, ma che desiderano far riprodurre il proprio cane e magari regalare i cuccioli a qualche amico fidato.

      A volte i privati s’informano seriamente di tutte le esigenze fisiche e comportamentali dei cuccioli, dimostrando veramente un gran rispetto per questi animali. Talvolta questo non avviene e, senza volerlo, alcuni privati separano troppo presto o troppo tardi i cuccioli dalla madre, li lasciano troppo a lungo isolati, non forniscono ai piccoli le stimolazioni sufficienti per crescere serenamente.

      I cuccioli dovrebbero essere manipolati dalle persone che li crescono fin dalla nascita e gli dovrebbe essere data la possibilità di confrontarsi con le circostanze più varie. Dal momento in cui il cane entra nella nostra casa, inizia la sua educazione nel senso che inizia la comunicazione cane-padrone.

    • La comunicazione cane/uomo

      Tutti coloro i quali hanno cani sentano parlare di come avviene il meccanismo d’apprendimento del cane ovvero attraverso il condizionamento classico, condizionamento operante; e le tecniche di correzione comportamentale: estinzione del comportamento, desensibilizzazione sistematica, controcondizionamento.

      Vorremmo puntare l’attenzione su contenuti talvolta trascurati o addirittura creduti banali, in altre parole sulla “tipologia comunicativa” che s’instaura fra cane e padrone.

      Per i cani, il significato letterale delle parole è relativo, anche se questo tema è oggetto di vari studi tesi a dimostrare anche il contrario.

      Più importanti sono le caratteristiche para verbali delle parole e delle frasi ovvero: il timbro della voce che consente di identificare la persona che parla, l’intonazione, le pause, i ritmi e i toni della voce.

      Questi elementi determinano evidenti cambiamenti nel comportamento del cane che, secondo i casi, li punisce, li gratifica. Ancora più importanti dei segnali para verbali, sono quelli non verbali dati in altre parole dalle mimiche corporee che accompagnano i segnali verbali.

      Se pronunciamo verso il cane una parola che ha letteralmente un senso negativo, ma la nostra mimica corporea è ad esempio d’invito al gioco, il cane sarà al massimo un po’ destabilizzato, ma gli arriverà l’invito al gioco. Se al cane dico “No”, ma lo faccio con lo stesso tono delle coccole, al cane arriverà il tono e non il senso di quel “no”.

      In tali circostanze, il proprietario finisce per perdere la pazienza ritenendo che il cane non obbedisca e qui inizia il percorso verso la “patologia comunicativa”. Il cane si stressa vittima della nostra comunicazione incoerente: dire “no” con tono dolce porta il cane a confusioni e stress, così come l’incostanza per la quale un giorno lo facciamo salire sul divano e domani no).

      Bisogna tener presente che il cane ha maggiore capacità dell’uomo di captare i cambiamenti della mimica corporea, egli stesso comunica con gli specifici e con l’uomo attraverso un’infinita serie di posture e vocalizzi.

      Comunicare con il proprio cane significa saper comprendere ed interpretare il linguaggio del corpo del proprio compagno a quattro zampe: postura, posizione delle orecchie e della coda, sguardo, vocalizzazioni.

      E’ auspicabile conoscere tutte queste modalità per una corretta comunicazione ed interpretazione comportamentale dei nostri beniamini ed a tal fine esiste una vasta bibliografia ad ogni livello.

    • Le carezze

      Le carezze sono un valido mezzo di comunicazione con il cane, sempre che il soggetto le gradisca. È, infatti, un falso storico pensare che tutti i cani amino riceverle.

      Distinguiamo le carezze semplici il cui fine è comunicare affetto (vanno date sul ventre, sullo sterno e accompagnate da un tono di voce calma e bassa) dalle carezze finalizzate rappresentano una gratificazione.

      Le seconde, sono interpretate dal cane come premio quindi vanno date quando il cane esegue un comando, sono effettuate con tono di voce alta lungo i fianchi laterali del corpo alternando movimenti lunghi a piccoli colpetti sempre ai fianchi.

      Le carezze non vanno fatte contropelo perché il cane n’è infastidito. Ora, riflettiamo su quante volte facciamo al cane le carezze finalizzate: le eseguiamo sempre per dire “bravo” o spesso solo come coccola o spesso per gratificare la nostra voglia di spupazzarci il piccolo?

      Se le utilizziamo come coccola e magari il cane ha fatto qualcosa di sbagliato lo stiamo lodando! Ogni comportamento nostro per il cane ha un significato e se non lo conosciamo rischiamo di ottenere dai nostri cani l’opposto di ciò che vorremmo oltre a creare in loro confusione e stress.

    • Lo stress del cane

      Lo stress nel cane può essere causato da uno sforzo fisico prolungato o da una pressione mentale, fattori questi, che incidono sulla capacità d’apprendimento e possono addirittura annullarla.

      Un cane in stress non apprende, è scarsamente recettivo proprio perché le sue facoltà recettive sono inibite. Il processo fisiologico che induce lo stress è abbastanza complesso, ma a noi interessa come possiamo aiutare i nostri amici ad abbassare il livello di stress spostando l’attenzione dall’oggetto delle tensioni.

    • Stimolazione mentale del cane

      • Gioco: meccanismo che avviene attraverso il gioco e può servire per attivare mentalmente il cane tirando la pallina e lasciare che la rincorra. Il gioco è un fondamentale strumento educativo e di comunicazione fra cane e padrone.
      • Risoluzione dei problemi: sempre con il gioco, nascondiamo un oggetto, magari una leccornia, e lasciamo la cerchi, nascondiamoci noi e facciamoci trovare. In tal modo, il cane concentrerà la propria attenzione su un elemento deviandola dall’oggetto che causa stress.
      • Carezze semplici: accarezziamo il cane nelle zone specificatamente recettive (ventre, sterno) usiamo un tono di voce basso e sguardo rassicurante.
      • Fioriterapia: terapia con l’aiuto di un veterinario omeopatico.
      • Farmacoterapia: solo nei casi gravissimi e solo su prescrizione del veterinario.

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    I Cuccioli Di Carlotta , s.r.o.
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